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Calcio-Affari, le misteriose trattative del calcio italiano durante gli anni 80 e 90

Calcio affariIl calcio italiano è diventato una favola, ricco di grandi stelle e di forzieri d'oro come il celebre personaggio di Walt Disney, Paperon de Paperoni. Si parla e si spendono milioni di lire e di euro poi come noccioline, l'esposizione finanziaria dei club italiani non ha avuto limite è il risanamento, oggi, non è facile.
Tanzi, Cragnotti (nella foto) appartengono al passato o le pagine nere del calcio italiano riemergono con il fallimento del Parma del 2015?

Durante gli anni '80 e '90 i club italiani riescono ad impadronirsi dei pezzi più pregiati del mercato impoverendo tutti i diretti avversari stranieri. Un esodo che durerà incontrastato per quasi un ventennio.
Dopo le vicende di Calciopoli, le ''chiacchiere'' da Bar, non si rivelono essere solo delle ''chiacchiere''. Esaminiamo meglio cosa accadde qualche anno prima di Calciopoli. Quando tutto sembrava potesse essere ''normale''.

Durante la metà degli anni '80, qualcuno inizia a chiedersi. Ma perchè tutti i migliori stranieri hanno scelto di venire a giocare nel nostro campionato?
Una volta si parlava di follie del calcio, adesso si parla di autentico mistero.

Non si riesce a capire come tutte le società di Serie A, che da tempo premono sui politici per ottenere un allentamento fiscale (in realtà, il più alto del mondo), che dovrebbero sottostare a rigorose norme di legge per la loro natura di società per azioni, sommerse dai debiti come è stato facilmente dimostrabile, possano spendere milioni di euro (in quegli anni, miliardi di lire) nel giro di pochi giorni, con l'autorizzazione dell'istituto italiano dei cambi e la ratifica degli organi di controllo previsti dalla legge sullo sport professionistico.

Miliardi di lire che, all'estero, dovevano essere versati in contanti, naturalmente in dollari, senza parlare dei compensi destinati ai calciatori che inevitabilmente prendevano strade diverse, ovvero, soldi che non venivano versati nei nostri istituti bancari, ma in banche estere.Ma il mistero si complica ancora di più quando ci si accorge che i dirigenti italiani possono agire liberamente in ogni Paese, portarsi a casa gli elementi migliori attraverso trattative che durano pochi minuti perchè, l'offerta, in dollari, che i dirigenti possono proporre è oltre il triplo del valore corrente del giocatore, su qualsiasi altro mercato. Inoltre è opportuno sottolineare che, con i possibili introiti, in una stagione, di un qualsiasi club italiano, non esiste giocatore dal costo superiore ai due miliardi delle vecchie lire (più premi e ingaggi) che possa risultare un fatto economico. Ma, allora, che senso ha, fare il Presidente di una società di calcio? Pura passione o puro masochismo?

Oggi i nodi sono arrivati al pettine e il campionato più bello del mondo si è trasformato nel brutto anatraccolo. Con quasi tutte le società costrette a vendere i pezzi più pregiati per ricoprire i debiti. Bilanci della Serie A in profondo rosso e il calcio affari sciolto come neve al sole.



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