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Il caso della pipì che consegnò lo scudetto al Bologna

Bologna Campione d'Italia 1964E' il lontano 1964. Come da copione l’Inter di Helenio Herrera domina la scena. Lo squadrone neroazzurro ha già vinto il campionato precedente con quattro punti di distacco sulla Juve e sembra avviata a fare il bis. La Juventus è lontanissima, il Milan fatica a tenere il passo, ma c'è una squadra che potrebbe infastidire i campioni interisti. E' il Bologna di Fulvio Bernardini (nella foto).

E’ un Bologna che incanta, in difesa gioca un grande libero come Janich, a metà campo ci sono quattro mostri sacri: Perani, Bulgarelli, Haller e Fogli, in attacco un centroavanti danese dallo scatto irresistibile, Harald Nielsen e un'ala sinistra pazza come solo i goleador di razza possono essere: l’indimenticabile Ezio Pascutti.

Il 16 febbraio a San Siro, i rossoblù superano il Milan per 2-1 e balzano in testa alla classifica. L'Inter è staccata di un solo punto.
Il 4 marzo 1964, un mercoledì, un fulmine si abbatte sulla gioiosa Bologna. La Lega Nazionale calcio dirama un comunicato dal quale risulta che cinque giocatori del Bologna sarebbero risultati positivi all'esame anti-doping effettuato dopo la partita del 2 febbraio giocata a Bologna contro il Torino. Così scoppia il caso della pipì!
I cinque presunti dopati sono: il capitano Mirko Pavinato, Paride Tumburus, Marino Perani, Romano Fogli e Ezio Pascutti.

Il Bologna aveva battuto il Toro 4-1, ma la vittoria venne tramutata in sconfitta per 2-0. Inoltre il giudice sportivo della Lega penalizzò i rossoblu di un punto in classifica.
La polemica si fece feroce, al punto tale che il presidente Dall'Ara non la resse e morì d'infarto.
La giustizia sportiva, intanto, continuò per la sua strada. Al di là delle interpretazioni e delle polemiche, restavano i fatti. E i fatti dicevano che nelle urine di quei giocatori del Bologna erano state trovate tracce inequivocabili di anfetamine.

Subito dopo la condanna, il Bologna fece il suo bravo ricorso in appello. La Lega lo accolse e concesse alla società la facoltà di fare un nuovo esame chimico delle urine. Il Bologna convocò i suoi periti, professori illustri, ma non potè avere la perizia. Perchè? Le provette erano sparite ed essendo state sequestrate dalla magistratura. Non si può più chiedere ai giudici ordinari di averle per qualche giorno.
Vero o falso, fortuito o studiato, il mistero si infittisce, ma soprattutto il colpaccio riuscì. Il 20 marzo 1964 la commissione giudicante della Lega calcio si rimangiò tutti i suoi provvedimenti a carico del Bologna, perchè la società non aveva potuto usufruire di tutti i mezzi solitamente ammessi alla difesa. E così, grazie al principio che in caso di dubbio bisogna sempre stare dalla parte dell'imputato, i rossoblù riebbero i loro punti e poterono giocare fino al termine con tutti i giocatori.
Così, in un clima infuocato, il Bologna tenne testa alla grande Inter e concluse il campionato con 54 punti, alla pari dei neroazzurri e poi li sconfisse a Roma, il 7 giugno, in un drammatico spareggio. Era la prima volta che lo scudetto veniva assegnato in uno spareggio da novanta minuti. Il Bologna vinse 2-0.



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