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Calcio in costume

Calcio in costumeUn antenato del calcio moderno è il calcio in costume, antico gioco fiorentino databile intorno al XV secolo.
Più che un gioco è una battaglia che solitamente si praticava dalla Calende di gennaio a carnevale in piazza Santa Croce a Firenze.

Si ha notizia di una “caccia” (partita) disputato sul fiume Arno completamente ghiacciato addirittura nel 1941.

Il calcio storico fiorentino, inizialmente, era praticato solo dai nobili della città, solo successivamente viene giocato da intrepidi e coraggiosi giovani appartenenti ai quattro rioni fiorentini, i quali si davano appuntamento in piazza in occasioni speciali.

Questo gioco si chiama “calzo” (calcio), come lo pronunciavano i fiorentini dell’epoca, ma sono poche le analogie con il calcio contemporaneo. E’ permesso calciare con i piedi, ma raramente i giocatori li impiegano, dato che in quasi tutto l’arco dell’incontro il pallone viene passato con le mani. Capita più spesso che i piedi vengono usati per stendere un’avversario.

Senza dubbio la partita di calcio in costume più famosa, e che al tempo stesso racchiudeva lo spirito stesso del gioco, fu quella giocata il 17 febbraio 1530. Quando Firenze, dopo quasi cinque mesi di assedio, stava per soccombere alle forze imperiali di Carlo V. L’orgoglioso carattere dei fiorentini e il disprezzo per le truppe assedianti fecero si che quel giorno dovesse rimanere per Firenze un giorno memorabile.
Accompagnate da un gruppo di musici, che per meglio essere visti e uditi dal nemico si erano disposti sulla collina di Giramonte, due squadre composte da venticinque giocatori ciascuna si dettero battaglia nella piazza di Santa Croce, luogo perfetto per ospitare un incontro e particolarmente vicino alle truppe di Carlo V.

Tra i calcianti più eccellenti di questo gioco ricordiamo nomi di illustri fiorentini e di casate italiane e straniere che, in epoche diverse, hanno partecipato a questo gioco: Lorenzo de Medici, Alessandro de Medici, Cosimo I granduca di Toscana. Al calcio in costume partecipò anche Giulio de Medici, poi Papa Clemente VII, Alessandro de Medici, poi Papa Leone XI, Maffeo Barberini, poi Papa Urbano VIII e molti altri nobili.

Proprio in onore alla partita dell’assedio che ancora oggi vengono giocate tre partite l’anno, con gli stessi costumi e lo stesso impeto di quel lontano 1530.




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